Per anni metano (CNG) e GPL (LPG/Autogas) sono stati la “scorciatoia intelligente” per spendere meno al km senza cambiare abitudini: stessi distributori, stessa esperienza d’uso di un’auto termica, ma con costi e (in parte) emissioni più contenute. Oggi però il contesto è cambiato: normativa europea, strategie dei costruttori, prezzi dell’energia e nuove alternative (ibrido ed elettrico) stanno ridisegnando la mappa.
Quindi: ha ancora senso parlare di auto a metano e GPL nel 2026? Sì, ma con una lettura più realistica: non sono “la soluzione del futuro” per tutti, però possono restare molto sensate per alcune esigenze.
1) La direzione dell’Europa: il nodo è la CO₂ allo scarico
Il punto chiave è questo: le regole UE sulle auto nuove guardano soprattutto alle emissioni di CO₂ allo scarico (tailpipe). Nel quadro attuale, dal 2035 l’obiettivo è arrivare a auto nuove con zero CO₂ allo scarico, quindi di fatto elettriche o a idrogeno (con alcune discussioni aperte sui carburanti “CO₂-neutral” e su possibili meccanismi di flessibilità).
Negli ultimi mesi, però, si parla di un possibile ammorbidimento della regola “100%” verso un target come -90% (quindi una quota residua di vendite non zero-emission, con compensazioni/crediti). È un tema in evoluzione e non è “automatico”: la proposta deve comunque passare il percorso legislativo.
Cosa significa per metano e GPL?
Metano e GPL non sono zero-emission allo scarico, quindi non diventano improvvisamente “salvagente” per il post-2035. Se ci saranno spazi residui per motori termici, saranno probabilmente limitati e legati a logiche di flotta/crediti, non a un ritorno di massa del termico tradizionale.
2) Mercato reale: perché il metano è in calo e il GPL regge (e in Italia spesso cresce)
Metano (CNG): offerta ridotta e meno investimenti dei costruttori
Negli ultimi anni molti gruppi hanno ridotto o fermato lo sviluppo di nuovi modelli CNG: un caso noto è il Volkswagen Group, che ha annunciato lo stop allo sviluppo CNG già nel 2020.
A questo si aggiungono:
- volatilità del prezzo del gas (che ha inciso sulla percezione di convenienza),
- disponibilità più limitata di modelli nuovi rispetto al passato,
- crescente focus su ibrido/EV.
GPL (LPG): più semplice, più diffuso, più “prodotto di massa”
Il GPL, soprattutto in Italia, continua a essere percepito come la scelta “furba” per abbassare i costi senza cambiare stile di vita. A livello vendite, nel primo semestre 2024 le auto a GPL hanno rappresentato circa il 10% del mercato secondo ricostruzioni stampa su dati di settore.
In più, lato prodotto, si intravede anche un ritorno di interesse: ad esempio si parla della Fiat Pandina GPL nel 2026, notizia ripresa da testate automotive specializzate.
3) Ambiente: metano e GPL aiutano, ma non sono “zero”
Qui serve chiarezza: metano e GPL sono combustibili fossili (anche se esistono versioni rinnovabili come biometano e bioLPG). Quindi:
- migliorano alcune emissioni rispetto a benzina/diesel,
- ma non azzerano la CO₂ allo scarico.
Detto questo, i numeri medi (dipendono da motore e uso) indicano che:
- il CNG può avere emissioni climatiche inferiori rispetto a benzina/diesel su base “life-cycle” (in alcune stime ~10–15% in meno).
- il GPL può ridurre la CO₂ rispetto alla benzina (in uno studio recente, riduzione media ~8% rispetto a E10).
Attenzione però a un tema spesso sottovalutato per il metano: le perdite di metano (methane slip/leakage) lungo filiera e utilizzo possono ridurre parte del vantaggio climatico, perché il metano è un gas serra molto potente.
E biometano / bioLPG?
Qui la storia è interessante: con quote rinnovabili, l’impatto “well-to-wheel” può migliorare parecchio. In Italia, associazioni di settore spingono perché il biometano venga riconosciuto in modo più chiaro nel quadro “zero carbon” (tema dibattuto).
Ma oggi, per l’automobilista medio, la disponibilità e la tracciabilità “verde” non sono sempre semplici come fare rifornimento di corrente da colonnina (che comunque ha le sue complessità).
4) Infrastrutture: rifornimento oggi e domani
L’UE ha già reso applicabile (dal 13 aprile 2024) il regolamento sulle infrastrutture per carburanti alternativi (AFIR), che guarda a una rete minima e interoperabile per supportare la transizione.
In parallelo, l’European Alternative Fuels Observatory monitora anche CNG e LPG a livello europeo (dati aggiornati per trimestri).
In Italia, per il metano si parla di una rete ancora ampia: durante un convegno di settore sono stati citati circa 1.592 impianti CNG (e 167 LNG) attivi nel Paese.
Sul GPL, la percezione resta quella di una rete molto capillare e “facile” (anche perché storicamente più presente su molte tratte rispetto al metano).
5) Incentivi e conversioni: il “secondo mercato” conta
Un pezzo importante del futuro di GPL e metano non è solo l’auto nuova, ma anche il retrofit (conversione di auto esistenti).
Nel 2024, ad esempio, sono stati attivati contributi per l’installazione di impianti:
- 400 € per GPL
- 800 € per metano
con gestione Invitalia e riferimenti al portale Ecobonus.
Questi strumenti cambiano di anno in anno (fondi, finestre, requisiti), ma il messaggio è chiaro: la conversione può restare una leva concreta per chi vuole ridurre i costi di esercizio senza cambiare auto.
6) Nuovi modelli nel 2026: cosa aspettarsi davvero
- Metano (CNG): è probabile una continua contrazione dell’offerta “di fabbrica” (non zero, ma molto più selettiva). Il CNG resta più forte su alcuni segmenti (flotte, veicoli commerciali, chi fa tantissimi km e ha rifornimento comodo), ma come scelta “mainstream” è meno spinta dai costruttori.
- GPL (LPG): più chance di restare nel mercato di massa, soprattutto in Paesi come l’Italia dove la domanda è stabile e dove alcuni modelli sono storicamente “best buy”. Il fatto che si parli di un ritorno di versioni GPL su modelli popolari nel 2026 va letto in questa direzione.
7) Quindi: conviene metano o GPL nel 2026?
Dipende dal profilo. Ecco una guida pratica, senza fuffa.
Se fai tanti km/anno e vuoi risparmiare davvero
- GPL spesso è la scelta più “semplice” (rete ampia, gestione facile).
- Metano può essere ottimo se hai distributori comodi sulla tua tratta e prezzi competitivi, ma valuta bene disponibilità e continuità.
Se fai soprattutto città e pochi km
- Il risparmio “carburante” conta meno: spesso un full hybrid (o un’auto piccola efficiente) può essere più equilibrato.
- Se l’obiettivo è entrare in aree urbane con regole più stringenti, conta soprattutto classe Euro e regolamenti locali (non solo il tipo di carburante).
Se stai scegliendo un’auto “da tenere tanti anni”
- GPL e metano possono avere senso come ponte (5–8 anni), ma non scommetterei su un valore futuro paragonabile a ibrido/EV nei mercati più regolati.
- Se invece ragioni in ottica noleggio/leasing (2–4 anni), il discorso cambia: il rischio “futuro lontano” pesa molto meno, e conta più il TCO (costo totale).
Conclusione: il futuro non è “gas sì o gas no”, ma “caso d’uso”
Nel 2026 GPL e metano non spariscono, ma diventano sempre più soluzioni di nicchia intelligente:
- GPL: probabile “seconda vita” come alternativa economica e pragmatica, specie in Italia.
- Metano: più selettivo, legato a disponibilità modelli e filiere (biometano incluso), con vantaggi reali ma non universali.