Stop alle auto termiche nel 2035

Data: 04-02-2026

04 febbraio

Stop alle auto termiche nel 2035: cosa prevede davvero l’UE e cosa sta cambiando adesso

Negli ultimi giorni avrai letto titoli tipo “l’Europa fa marcia indietro sul 2035”. La realtà è un po’ più precisa (e interessante): il 2035 non è un divieto di circolazione, ma una regola su quali auto nuove si potranno immatricolare. E soprattutto: la Commissione UE ha messo sul tavolo una proposta di modifica, che però non è ancora definitiva.

Qui sotto ti spiego cosa diceva la norma “classica”, cosa propone oggi la Commissione, e cosa significa concretamente per chi compra un’auto, fa un leasing o un noleggio.


Cosa significa “stop alle termiche nel 2035” (senza titoli clickbait)

La regola UE che tutti chiamano “stop alle termiche” nasce dagli standard CO₂ per auto e furgoni nuovi. Nella versione approvata nel 2023 (Fit for 55), l’obiettivo previsto era:

  • -100% di CO₂ allo scarico dal 1° gennaio 2035 per auto e furgoni nuovi immatricolati nell’Unione europea. In pratica: dal 2035, “nuovo” = zero emissioni allo scarico (tipicamente elettrico a batteria o idrogeno).

Due cose fondamentali che spesso si confondono:

  1. Non è un divieto di usare l’auto che hai già.
    Non ti “ritirano” benzina o diesel: la norma riguarda le immatricolazioni di nuove auto, non la circolazione dell’usato.

  2. Non è un divieto di vendere/comprare usato.
    L’usato continuerà a esistere; semmai, nel tempo, possono pesare di più le regole locali (blocchi traffico, ZTL, Euro class), ma sono un capitolo diverso.


La vera novità: la Commissione UE propone di ammorbidire il 2035

A dicembre 2025, con il cosiddetto “Automotive Package”, la Commissione europea ha presentato una proposta che cambia il traguardo:

  • dal 2035 non più -100%, ma -90% di CO₂ allo scarico per le flotte dei costruttori.

E il restante 10%? Nella proposta si parla di compensazione tramite meccanismi legati a:

  • uso di acciaio a basse emissioni “Made in the Union”

  • e/o uso di e-fuels e biofuels (carburanti “sostenibili”/CO₂-neutrali secondo regole specifiche).

Questa è la parte che alimenta la frase “marcia indietro”: tecnicamente sì, si passerebbe da un “tutto zero allo scarico” a un obiettivo un po’ meno rigido.

Ma è già legge?

No. È una proposta della Commissione: per diventare normativa effettiva deve passare il normale iter con Parlamento europeo e Consiglio (gli Stati membri). Lo dicono chiaramente anche le principali sintesi stampa e i report.


Perché l’UE sta valutando questa flessibilità (il contesto, in parole semplici)

La motivazione ufficiale è dare un percorso “più pragmatico” tra clima e competitività: l’industria automotive europea è sotto pressione per più motivi (costi di transizione, filiera batterie, concorrenza extra-UE, domanda EV non uniforme tra Paesi, infrastrutture di ricarica).

In sostanza: l’UE non sta dicendo “torniamo al diesel felici e contenti”, sta dicendo “proviamo a rendere il 2035 meno binario, lasciando qualche valvola di sfogo”.


E-fuels: l’altra “via” già discussa per il post-2035

Già nel compromesso politico che sbloccò il voto del 2023, si parlava di un canale dedicato per veicoli alimentati esclusivamente da carburanti CO₂-neutrali (e-fuels), con regole di omologazione e controlli ad hoc.

La differenza è importante:

  • e-fuels non sono “benzina normale con additivo”: sono carburanti sintetici prodotti (in teoria) usando CO₂ catturata e idrogeno “verde”.

  • Il nodo vero è costo, disponibilità, energia necessaria e controlli: è una soluzione possibile, ma non semplice da scalare per milioni di auto.


Cosa cambia davvero per chi deve scegliere un’auto nel 2026

1) Nuovo: più incertezza, ma la direzione resta elettrificazione

Il punto chiave è che, anche con una regola al -90%, il segnale di mercato resta forte verso l’elettrico: la maggior parte dei costruttori continua a pianificare l’EV come asse centrale in Europa (anche perché investimenti e piattaforme sono già partiti).

Quindi non ragionare così: “Ok, allora compro termico nuovo e sto sereno fino al 2035”.
Meglio ragionare così: “Qual è la mia realtà d’uso nei prossimi 3–5 anni? città? extraurbano? quanti km? posso ricaricare?”.

2) Usato: il 2035 non lo “cancella”, ma può ridisegnare prezzi e domanda

L’usato non sparisce. Però le aspettative su norme future possono:

  • spostare domanda verso ibride/EV

  • cambiare il valore residuo di certi diesel/benzina

  • rendere alcune Euro più “scomode” in città, indipendentemente dal 2035.

Qui contano molto le regole locali (non l’UE) e le tue abitudini (quanti ingressi in centro, tragitti, etc.).

3) Ibrido e plug-in: ponte utile, ma attenzione a come lo usi

  • Full hybrid (HEV): spesso è la scelta più “furba” se fai città + extraurbano e non vuoi ricaricare.

  • Plug-in (PHEV): può avere senso se puoi ricaricare davvero con regolarità. Se lo usi sempre “scarico”, consumi e costi salgono e il vantaggio svanisce.


Tempistiche: cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Se la proposta della Commissione verrà discussa e approvata, potremmo vedere una revisione formale degli standard. Ma finché non c’è l’ok di Parlamento e Consiglio, la “regola 2035” resta quella impostata dal quadro del 2023.


In conclusione

  • Non esiste (oggi) un “divieto di circolazione” dal 2035.

  • Esiste un obiettivo su auto nuove, che era -100% e che la Commissione UE ora propone di portare a -90% con compensazioni/strumenti legati a materiali e carburanti sostenibili.

  • Non è ancora definitivo: serve l’approvazione di Parlamento e Consiglio.


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